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Created: 05/19/12
Last Edited: 02/12/14
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L’acqua minerale nelle abitudini degli italiani

Pochi giorni di mancanza totale di acqua o di liquidi utilizzabili già bastano a bloccare le nostre alchimie vitali. Con la normale disponibilità di acqua perfino il digiuno totale potrebbe consentire diverse settimane di sopravvivenza. Il flusso osmotico, in entrata e in uscita, dei tanti elementi che caratterizzano la vita delle nostre cellule si basa infatti sul vettore liquido che migra attraverso il filtro delle membrane cellulari: acqua intracellulare, extracellulare, interstiziale. Non è un dato casuale che dalla nascita alla morte la percentuale di acqua corporea, e in particolare dell’acqua intracellulare, si riduca inesorabilmente: la disidratazione segna negativamente l’età biologica. Fin dal 2003, anno dedicato al problema mondiale dell’acqua, l’UNESCO ha precisato che “l’acqua è patrimonio dell’umanità”, se non altro perché è la base insostituibile di ogni forma di vita o almeno della vita che conosciamo noi terrestri.
L’ONU, a sua volta, ha istituito e celebra ogni 22 marzo la “Giornata Mondiale dell’Acqua”. Gli italiani hanno sempre dedicato molta attenzione all’acqua da bere. È una tradizione antica, testimoniata dalle grandiose opere di ingegneria idraulica che i nostri antenati hanno disseminato nel mondo, al tempo dell’impero romano.
Ai giorni nostri, invece, la maggior parte dell’acqua di rubinetto viene potabilizzata con trattamenti prevalentemente a base di cloro gassoso, ipoclorito di sodio e biossido di cloro. Gli igienisti non sono entusiasti della clorazione, pur ritenendola sostanzialmente innocua, ma ancor meno soddisfatti sono i cittadini, che non apprezzando il gusto dell’acqua clorata hanno finito per adottare, come acqua da tavola, una delle tante “acque minerali” in commercio.
L’Italia è uno dei Paesi europei che vanta il maggior numero di sorgenti di acque minerali, con un’offerta al consumatore che è ormai attorno alle 300 “marche” di acqua minerale imbottigliata. Nel 2010 il nostro consumo medio di acque minerali è stato di 186 litri/uomo/anno, ma ciò che colpisce è la velocità del trend incrementale: dai 47 litri del 1980 si è passati al raddoppio dei consumi in soli 10 anni, e poi alla triplicazione in meno di 20 anni. L’acqua minerale è entrata così prepotentemente nelle abitudini degli italiani che, almeno per i più timidi, è diventato perfino imbarazzante sedersi in un ristorante e chiedere della normalissima acqua potabile. Il trend positivo dei consumi di acqua minerale riguarda la quasi totalità dei Paesi.
È bene ricordare, invece, che tutte le acque minerali hanno in comune la sicurezza igienica, ma hanno alla base del loro gusto un diverso patrimonio minerale che le caratterizza anche come indicazioni salutiste. Occorre, quindi, prendere più confidenza con l’etichetta, troppo affollata di notizie inutili per la maggioranza dei consumatori, e imparare a familiarizzarsi con i dati essenziali.
  • WATER
    PRODUZIONI-TRASPORTI-CONSUMI





  • L’acqua minerale nelle abitudini degli italiani.


    Pochi giorni di mancanza totale di acqua o di liquidi utilizzabili già bastano a bloccare le nostre alchimie vitali. Con la normale disponibilità di acqua perfino il digiuno totale potrebbe consentire diverse settimane di sopravvivenza. Il flusso osmotico, in entrata e in uscita, dei tanti elementi che caratterizzano la vita delle nostre cellule si basa infatti sul vettore liquido che migra attraverso il filtro delle membrane cellulari: acqua intracellulare, extracellulare, interstiziale. Non è un dato casuale che dalla nascita alla morte la percentuale di acqua corporea, e in particolare dell’acqua intracellulare, si riduca inesorabilmente: la disidratazione segna negativamente l’età biologica. Fin dal 2003, anno dedicato al problema mondiale dell’acqua, l’UNESCO ha precisato che “l’acqua è patrimonio dell’umanità”, se non altro perché è la base insostituibile di ogni forma di vita o almeno della vita che conosciamo noi terrestri.
    L’ONU, a sua volta, ha istituito e celebra ogni 22 marzo la “Giornata Mondiale dell’Acqua”. Gli italiani hanno sempre dedicato molta attenzione all’acqua da bere. È una tradizione antica, testimoniata dalle grandiose opere di ingegneria idraulica che i nostri antenati hanno disseminato nel mondo, al tempo dell’impero romano.
    Ai giorni nostri, invece, la maggior parte dell’acqua di rubinetto viene potabilizzata con trattamenti prevalentemente a base di cloro gassoso, ipoclorito di sodio e biossido di cloro. Gli igienisti non sono entusiasti della clorazione, pur ritenendola sostanzialmente innocua, ma ancor meno soddisfatti sono i cittadini, che non apprezzando il gusto dell’acqua clorata hanno finito per adottare, come acqua da tavola, una delle tante “acque minerali” in commercio.
    L’Italia è uno dei Paesi europei che vanta il maggior numero di sorgenti di acque minerali, con un’offerta al consumatore che è ormai attorno alle 300 “marche” di acqua minerale imbottigliata. Nel 2010 il nostro consumo medio di acque minerali è stato di 186 litri/uomo/anno, ma ciò che colpisce è la velocità del trend incrementale: dai 47 litri del 1980 si è passati al raddoppio dei consumi in soli 10 anni, e poi alla triplicazione in meno di 20 anni. L’acqua minerale è entrata così prepotentemente nelle abitudini degli italiani che, almeno per i più timidi, è diventato perfino imbarazzante sedersi in un ristorante e chiedere della normalissima acqua potabile. Il trend positivo dei consumi di acqua minerale riguarda la quasi totalità dei Paesi.
    È bene ricordare, invece, che tutte le acque minerali hanno in comune la sicurezza igienica, ma hanno alla base del loro gusto un diverso patrimonio minerale che le caratterizza anche come indicazioni salutiste. Occorre, quindi, prendere più confidenza con l’etichetta, troppo affollata di notizie inutili per la maggioranza dei consumatori, e imparare a familiarizzarsi con i dati essenziali.



    infographic design> poster
    112x80 cm
    2012
    design by IAMVISUALDESIGN,
    Camilla De Rosa
    & Vittorio Rossoni

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